Skip to content
Italia 2050: quali saranno i cambiamenti climatici nel nostro Paese

Italia 2050: quali saranno i cambiamenti climatici nel nostro Paese

Il riscaldamento globale aumenterà la temperatura media nazionale, alterando precipitazioni, aggravando le disparità economiche. Ma le prospettive della green economy sono in grado di salvaguardare i nostri asset socio-economici e ambientali

di https://sustrain.com/wp-content/uploads/2021/02/shutterstock_1386625331-1.jpg Schinaia

Italia, 2050: in media, il termometro segnerà due gradi in più rispetto ad oggi. Nella zona alpina il termometro potrebbe schizzare oltre i 5°C. E lo stesso in alcune aree del Meridione, già sottoposte alla minaccia di desertificazione. In Sicilia, ad esempio, il caldo torrido potrebbe superare spesso in estate i 50°C. In questa regione come in Basilicata e Calabria le risorse idriche saranno scarse, colpite dalla siccità. In tutte le altre, le piogge saranno comunque meno frequenti, ma molto più intense. Addio al ponentino che si trasformerà in un caldo scirocco: Roma mostrerà un clima decisamente tropicale, spesso colpita da bombe d’acqua.

Molte produzioni agricole dovranno spostarsi sempre più a Nord, abbandonando Sud e centro Italia. Come immaginano le visioni del sito futuroprossimo, il Chianti, oggi figlio eccelso degli uvaggi dei colli senesi, potrebbe cambiare residenza, magari traslocando in Friuli o Lombardia. E a Milano i giorni con una temperatura superiore ai 30 gradi saranno il 50% in più rispetto ad oggi.

È il 2050, ed è solo tra trent’anni. Ma non siete costretti a continuare a leggere: non sono buone notizie e riguarderanno da vicino la vita dei vostri figli, dei nipoti o comunque di qualcun altro. In ogni caso, non sarà colpa vostra. Però ne sarete diretti testimoni: allora qualcuno potrebbe chiedervi cosa stavate facendo oggi di così importante da non perdere tre minuti per leggere questo articolo. 

Perché come sempre la verità fa male, ma è anche l’unica arma per guardare in faccia la realtà. E reagire in tempo scegliendo soluzioni utili per affrontare il problema.

2050, come sarà l'Italia

Temperatura e cambiamenti climatici

Tra il 1981 e il 2010 la temperatura media annuale in Italia è cresciuta di oltre 1,1 gradi. Se vi sembra poco, considerate che anteriormente la temperatura nazionale ci aveva messo circa un secolo per crescere di 1,7 gradi. Otto dei dieci anni più caldi dagli anni Sessanta ad oggi sono stati registrati dal 2011 in poi. Sul podio in terza posizione c’è il 2019, quindi il 2018 e poi l’annus horribilis, il 2015: finora il più caldo mai registrato. Come detto, da qui al 2050 le temperature dovrebbero crescere di altri due gradi, portando la temperatura siciliana a superare in casi eccezionali i 50 gradi. Se pensiate che ogni tanto già succeda purtroppo non è così. Ad oggi, l’ondata di calore più intensa mai registrata nell’intero territorio europeo fu registrata nel 1999 dalla stazione meteorologica dell’Osservatorio delle Acque di Catenanuova (provincia di Enna): si trattava di 48.5 °C.


Piogge e neve nel 2050

Nei prossimi trent’anni le piogge estive saranno sempre più ridotte su tutto il territorio nazionale, con picchi del -60% in zone della Sardegna e del Sud Italia. In inverno le precipitazioni si ridurranno sulle Alpi, sugli Appennini, in Calabria e nell’area centro-orientale della Sicilia, mentre aumenteranno nell’area padana e lungo la costa adriatica e tirrena. Ma durante tutte le stagioni aumenterà l’intensità delle precipitazioni: dovremo quindi aspettarci meno piogge, ma più violente. E alluvioni ed eventi atmosferici estremi aggraveranno i costi del dissesto idrogeologico: viviamo infatti nella nazione europea con la più alta esposizione economica al rischio alluvionale.

Di riflesso, avremo sempre meno neve. Da qui al 2050 si prevede la riduzione dei giorni di copertura nevosa (da -20 a -40 all’anno) su tutto l’arco alpino. Secondo l’Ocse, già in caso di una variazione moderata di temperatura (+1°C), tutte le stazioni sciistiche del Friuli Venezia Giulia si troverebbero al di sotto della “linea di affidabilità neve” (l’altitudine oltre la quale il manto nevoso è sufficiente a garantire una “sciabilità” stagionale) mentre in Lombardia, Trentino e Piemonte le stazioni utili rimarrebbero, rispettivamente, solo il 33%, 32% e il 26% del totale. E questo solo se si alzasse di 1°C la temperatura nelle zone montane.

Mari e cambiamenti climatici

Entro il 2050, il livello dei mari si alzerà di 7 centimetri nell’Adriatico e nel Mar Ionio, e di almeno 9 centimetri nel Mediterraneo occidentale. Da Monfalcone a Cesenatico si registreranno le conseguenze più pesanti sui territori costieri, e in caso di tempeste o maree molto forti l’acqua potrebbe circondare Ravenna, coprire l’intero Delta del Po e chiaramente inondare le aree limitrofe Venezia (teoricamente protetta dal Mose).

Dall’altra sponda del Belpaese, sul Tirreno, aree del livornese e del grossetano (come la foce dell’Ombrone, Talamone o Fonteblanda) saranno a rischio di inondazioni frequenti.

I mari nel 2050 (immagini.quotidiano.net)
Le zone costiere a rischio inondazione nel Centro e Nord Italia (Quotidiano.net)

Il turismo nel 2050

Considerati tutti questi fattori, a soffrirne sarà anche il turismo: in uno scenario di aumento della temperatura di 2°C, si stima una riduzione del 15% degli arrivi internazionali. Non solo danni che producono mancati introiti o spese indirette, ma anche costi diretti. In generale, dove i cambi climatici saranno più drastici, cresceranno i costi dei consumi di energia elettrica a causa degli impianti di refrigerazione e la spesa sanitaria per l’aumento di patologie causate dall’innalzamento delle temperature. 

Economia e cambiamenti climatici

In ogni scenario, chi è più ricco crescerà ancora, inversamente a quanto accadrà a chi è più povero, aggravando la disparità regionale. Secondo due studi realizzati rispettivamente dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile e dal Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (alla base di gran parte dei dati descritti in questo articolo), già solo l’incremento della temperatura fino a 2°C determinerà un crollo del 3.7% del pil su base nazionale nei prossimi trent’anni. Un danno importante ma che non sarà assorbito in modo omogeneo. Infatti, i cambiamenti climatici aumenteranno la disuguaglianza economica tra le regioni italiane e gli impatti negativi saranno più elevati nelle aree più povere del Paese. Perché l’Italia, come le altre nazioni dell’Europa meridionale, soffre più della media i cambiamenti climatici: le stime prevedono che i danni economici nel Sud Europa saranno otto volte maggiori di quelli nel Nord

Oggi infatti un quarto della disuguaglianza globale tra nazioni è stata attribuita al cambiamento climatico. E l’Italia, pur non essendo fra le aree più povere e vulnerabili in assoluto, paga la sua collocazione mediterranea, che la rende uno dei Paesi europei più esposti: il Mediterraneo è infatti caratterizzato da mutamenti climatici più accentuati rispetto ad altre zone del pianeta. Analizzando poi la dimensione locale, le zone più calde saranno quelle maggiormente colpite economicamente dall’aumento della temperatura: da noi, si tratta anche delle regioni più povere. La disuguaglianza aumenterà all’interno di ciascuna regione, ma anche tra regioni. Ma anche se in un primo momento le regioni del Nord registreranno perfino una crescita del Pil, col passare degli anni sarà tutto il Paese a soffrire per i cambiamenti climatici.

I cambiamenti climatici nel Mediterraneo tra il 2050 e il 2080
Come crescerà la temperatura nel Mediterraneo nei prossimi trent’anni: i colori caldi segnalano la variazione positiva dei gradi

Soluzioni: come prepararci al 2050

Se siete arrivati fin qui, allora siete tra quelli che cercano un futuro alternativo. Tutto quello che avete letto è tratto da proiezioni affidabili che ricalcano cosa potrebbe succedere se non verranno realizzate politiche pubbliche attente al clima e se le grandi aziende, causa principale delle emissioni, non cambieranno i propri modelli di business verso la sostenibilità

La buona notizia è che non dobbiamo sperare che succeda: sta già accadendo. Si tratta dei fondi dell’European Green Deal, circa un triliardo di euro in dieci anni, che si accompagnano agli stanziamenti (soprattutto in ottica “green”) del Recovery Fund. L’obiettivo è rendere il continente europeo il primo a compensare al 100% le proprie emissioni proprio entro il 2050. Perché il problema del cambiamento climatico è sempre legato all’abbattimento delle emissioni di Co2, come spesso ci ricordano gli striscioni colorati dei manifestanti di Fridays for Future o Exctinction Rebellion.

Manifestazione di Fridays for Future

Il cambiamento sta già accadendo anche con gli Accordi di Parigi, in cui adesso sono rientrati gli Stati Uniti, e che condizionano le politiche climatiche ed economiche dei 193 paesi firmatari. Un trattato timido che non ha preso posizione, ad esempio, sulle emissioni del settore aereo e marittimo. Ma è il passo concreto più importante nella storia dell’umanità per limitare gli effetti nocivi dell’Antropocene sul clima globale. Seppure ancora in maniera insufficiente rispetto al goal di contenere entro i 2 gradi l’innalzamento della temperatura entro il 2100 (per adesso, siamo intorno ai 3 gradi, secondo le promesse delle nazioni contraenti), ma gli Accordi di Parigi sono uno strumento multilaterale che sta portando risultati verso un obiettivo concreto.

Dal punto di vista privato, gli SDGs, i rating finanziari ESG, la decisione di scommettere solo su imprese rinnovabili attuata dalle società quotate e colossi come Blackrock e perfino l’impatto psicologico della pandemia stanno spingendo le aziende di tutto il mondo ad avvicinarsi ai principi di sostenibilità.

In ogni caso, ognuno deve fare la sua parte. Noi di FpS Share faremo la nostra, nel nostro piccolo, cercando tra le altre attività di analizzare le politiche pubbliche e le attività più brillanti di alcune tra le principali città italiane da qui al 2050 per affrontare il futuro che verrà in modo propositivo, non passivo.

Abbiamo le soluzioni tecnologiche e il consenso pubblico necessario per riuscire a plasmare un’Italia 2050 che saprà essere resiliente alle sfide che l’attendono.  Se siete arrivati fino a qui, vuol dire che tutto questo vi interessa. E questo è il punto di partenza verso l’adozione delle soluzioni utili ad affrontare in modo proattivo i cambiamenti che verranno.