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Greta e gli altri quelli che protestano per un mondo più sostenibile

Greta e gli altri: quelli che protestano per un mondo più sostenibile

L’attivista svedese nota per aver fondato i Fridays for Future e per le dure parole rivolte a politici e governatori internazionali, è il simbolo di un movimento che sta assumendo dimensioni sempre più ampie e significative. Lei è la più conosciuta, ma sono in molti a impegnarsi nella stessa direzione

L’attivista svedese Greta Thunberg, che oggi ha 18 anni, è diventata il simbolo della protesta giovanile per un mondo più sostenibile. Prima di lei altri hanno battuto questa strada, spesso con meno fortuna. Anche a causa dei tempi di maturazione di una sensibilità ambientale e della sua diffusione tramite il web. E insieme a lei, anche oggi, in ogni parte del mondo ci sono giovani che agiscono concretamente per salvare il Pianeta.

Greta Thunberg, Svezia

Ha lanciato un movimento studentesco internazionale, Fridays for Future, per chiedere ai governi di agire concretamente contro i cambiamenti climatici. Ha espresso il suo pensiero con parole dure davanti ai potenti di tutto il mondo, dai vertici delle Nazioni Unite al Forum economico mondiale di Davos. “Voi parlate soltanto di un’eterna crescita dell’economia verde poiché avete troppa paura di essere impopolari. Se è impossibile trovare soluzioni all’interno di questo sistema, allora dobbiamo cambiare sistema. Se avrò figli, forse mi chiederanno perché voi non abbiate fatto nulla mentre c’era ancora il tempo per agire”. Greta Thunberg è l’emblema e la guida del movimento di protesta nato e cresciuto in questi anni.

@Anders Hellberg – Wikimedia Commons

Severn Cullis-Suzuki, Canada

Prima di Greta, c’è stata Severn. Nel 1992, una bambina di 12 anni parlò di cambiamenti climatici di fronte alle Nazioni Unite, zittendo il mondo per sei minuti. Era Severn Cullis-Suzuki, figlia del genetista e ambientalista David Suzuki, uno dei primi scienziati a dedicarsi ai temi dei cambiamenti climatici e delle energie alternative. Ai tempi, tuttavia, le compagnie petrolifere negavano ancora ogni veridicità di simili argomentazioni. E l’opinione pubblica probabilmente non era ancora pronta, o sufficientemente informata, per accoglierle. Per questo il suo impegno non venne preso seriamente in considerazione. Nonostante ciò, ancora oggi Severn continua a battersi in favore dell’ambiente.

@Earth Charter

Delaney Reynolds, Florida

Nata e cresciuta in Florida, uno dei luoghi più vulnerabili ai cambiamenti climatici, Delaney Reynolds studia all’Università di Miami. Frustrata dall’inazione dei governanti e delle diverse amministrazioni, ha fondato il progetto Sink or Swim per informare i suoi concittadini sui rischi dell’innalzamento del livello del mare, tenendo centinaia di discorsi pubblici. Quando avrà 60 anni – spiega – il mare avrà raggiunto il livello della sua vita. Quando ne avrà 100, sarà ben oltre la sua testa. “È incredibile che i bambini lo interpretino come un problema e i politici no”.

@delaneyreynolds.com

Felix Finkbeiner, Germania

Felix Finkbeiner, attivista tedesco di 22 anni, è un altro veterano del movimento giovanile contro il cambiamento climatico. Ha iniziato a mobilitarsi all’età di 9 anni all’interno della sua scuola. Oggi sta conseguendo un dottorato in ecologia del clima ed è a capo dell’organizzazione no profit, Plant-for-the-Planet, che dal 2007 ha piantato otto milioni di alberi in 73 Paesi. “Quello che sta succedendo è fenomenale. Potrebbe essere il punto di svolta che speravamo”, afferma, parlando del movimento ambientalista che si sta diffondendo in questi anni.

@Victoria Kolbert – Wikimedia Commons

Leydy Pech, Messico

Monsanto si può considerare uno dei simboli della globalizzazione e dell’agricoltura intensiva. La multinazionale statunitense è nota nel settore della produzione di sementi transgeniche ed è il maggior produttore mondiale di sementi convenzionali. Dal 2012, coltiva in Messico soia geneticamente modificata utilizzando il contestatissimo glifosato. Il governo le ha permesso di estendere le coltivazioni senza confrontarsi con le comunità locali. Difficile pensare che una sola persona potesse avere la meglio su un gigante di queste dimensioni. Eppure è successo. Leydy Pech, apicultrice maya del Campeche, ha dato vita alla coalizione Sin Transgenicos. Coinvolgendo l’università, ha diffuso una serie di studi scientifici sui rischi connessi agli ogm e al glifosato, trascinando in tribunale il governo. La corte suprema le ha dato ragione, e a settembre 2017 Monsanto si è vista ufficialmente revocare le autorizzazioni.

@The Goldman Environmental Prize

Kristal Ambrose, Bahamas

Kristal Ambrose è la fondatrice dell’organizzazione no profit Bahamas plastic movement. Determinata a combattere l’inquinamento da plastica da quando, a 22 anni, trascorse due giorni a liberare una tartaruga impigliata nei detriti, lavora a stretto contatto con i giovani. Promuove campi di volontariato per monitorare e rimuovere le microplastiche dalle spiagge e progetti di riuso artistico dei rifiuti. Con un approccio positivo e creativo, si rivolge alle nuove generazioni. Con l’obiettivo di creare una consapevolezza diffusa rispetto a uno dei più gravi problemi che affliggono l’ambiente: l’inquinamento da plastica.

@The Goldman Environmental Prize

Lucie Pinson, Francia

La francese Lucie Pinson ha agito su uno dei settori più potenti e protetti: quello finanziario. Questo perché, durante i suoi studi e le sue esperienze di volontariato, ha scoperto che venti banche internazionali, da sole, erogano il 75% dei finanziamenti all’industria del carbone. Ha deciso così di organizzare una campagna capillare. Ricerche, conferenze, contatti con la stampa, interventi alle assemblee degli azionisti delle grandi banche, lettere indirizzate personalmente ai dirigenti. Poco per volta è iniziato un cambiamento culturale nella società e all’interno degli istituti bancari stessi. Tanto che nel 2017 nessuna banca francese era più disposta a finanziare nuovi progetti legati al carbone.

@The Goldman Environmental Prize

Nemonte Nenquimo, Ecuador

Per la rivista Time, Nemonte Nenquimo è stata nominata tra le cento persone più influenti del 2020. Presidente dell’organizzazione Conconawep, che rappresenta gli indigeni della provincia di Pastaza, è la paladina della comunità indigena Waorani, che vive nell’Amazzonia ecuadoriana. Ma non solo. Nenquimo ha sostenuto l’indipendenza economica delle comunità indigene con l’installazione di pannelli solari e sistemi di raccolta di acqua piovana. Ha dato vita a una mobilitazione dal basso per la tutela della foresta amazzonica, raccogliendo centinaia di migliaia di firme. E infine ha vinto una causa contro il governo dell’Ecuador, salvando oltre 200mila ettari dalle esplorazioni petrolifere. Una serie di vittorie che l’ha resa famosa in tutto il mondo.

@Jeronimo Zuñiga – Amazon Frontlines – The Goldman Environmental Prize